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Ravenna: escluso dal Recovery Plan il progetto di cattura, stoccaggio e riutilizzo della CO2

20 gennaio 2021

La transizione energetica e la riconversione industriale sono, a nostro avviso, temi complessi e critici che, a seconda di come verranno realizzati, determineranno il livello di competitività e di benessere (economico, ambientale e sociale) del futuro del nostro paese. Ci preoccupano quindi le decisioni del Governo che, all’ultimo minuto, in un pericoloso gioco di illusionismo, ha misteriosamente escluso dal Recovery Plan il progetto di cattura e stoccaggio e riutilizzo della CO2 presentato da Eni a Ravenna; quel governo che, attraverso il premier Conte, ha orgogliosamente annunciato tale progetto come esempio su cui puntare.

Un progetto che va esattamente nella direzione delle politiche energetiche sul Green New Deal europeo e che avrebbe contribuito a raggiungere gli obiettivi di abbattimento ed azzeramento al 2050 delle emissioni climalteranti. Già diversi paesi stanno predisponendo piani nazionali per ingenti investimenti su questo tema nella consapevolezza che su questo si giocherà un ruolo decisivo per il futuro. E noi invece come paese cosa facciamo? Nulla, anzi con questo comportamento schizofrenico ci facciamo unicamente male da soli.

Non è la prima volta che, nostro malgrado, siamo testimoni di indecorosi colpi di scena. Anche in occasione del milleproroghe, di nascosto e senza dare spiegazioni, si era tentato di affondare un settore che per Ravenna e per il Paese, è strategico. In un Paese, una politica seria e lungimirante protegge le eccellenze, non le distrugge. E invece siamo ancora qui ad aspettare la stesura del Pitesai!

Ciò che non è accettabile, comunque la si pensi rispetto alla transizione, è che le scelte sbagliate del Governo non hanno poi strategie industriali e progetti alternativi realizzabili. Ma sono intrise di demagogia e ricerca di consenso, probabilmente più all’interno dei diversi schieramenti politici, che nel Paese, e hanno portato ad erogazione di incentivi per acquisto di beni “green” che di fatto vengono costruiti in altri paesi e non in Italia.

Con questa scelta si rischia affossare l’ambizione di fare di Ravenna, il centro della transizione energetica. Non solo. Si impoverisce un territorio del suo capitale umano, tecnologico e di competenza. E si rende il nostro Paese sempre più dipendente da Paesi terzi. Che ruolo avrà l’Italia in Europa rispetto a questi temi?? Saremo importatori di gas e di idrogeno? Come dimostra la partenza della TAP, nei prossimi anni consumeremo più gas. Non il nostro. Le scriventi OOSS territoriali rinnovano la necessità della convocazione di un tavolo Provinciale e Regionale che si faccia portatore delle istanze del territorio e dia risposte alla preoccupazione dei lavoratori a cui, dobbiamo ricordarlo, non è stata concessa la dignità di un tavolo ministeriale".

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil di Ravenna.

Corriere Romagna

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