
Fallisce il confronto sul rinnovo del CCNL ANASTE: sindacati respingono la proposta, scatta lo stato di agitazione
Esito negativo al Ministero del Lavoro. I sindacati definiscono “irricevibile” l’offerta datoriale: troppo bassa l’indennità economica, assenza di tutele adeguate per i lavoratori
Si è conclusa con un nulla di fatto la procedura di raffreddamento presso il Ministero del Lavoro tra le organizzazioni sindacali e ANASTE, l’associazione datoriale che rappresenta numerose strutture socio-sanitarie e assistenziali private in Italia. Al centro del confronto, il rinnovo del contratto collettivo nazionale (CCNL), scaduto da anni, e ritenuto ormai obsoleto e inadeguato a garantire tutele e riconoscimenti economici dignitosi per circa 10.800 lavoratori del settore.
La proposta di ANASTE – che prevedeva un aumento salariale di 55 euro lordi mensili per il livello 4 full-time, una tantum di 200 euro in forma di welfare aziendale e una contribuzione sanitaria integrativa minima – è stata giudicata “irricevibile” da tutte le sigle sindacali presenti al tavolo: Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs.
«Non si può parlare di rinnovo contrattuale con cifre che non coprono nemmeno l’inflazione», hanno dichiarato i rappresentanti sindacali al termine dell’incontro. Secondo i sindacati, l’offerta di ANASTE non solo non riconosce il lavoro svolto dagli operatori sociosanitari durante e dopo la pandemia, ma rischia di consolidare una condizione di precarietà e bassi salari in un settore già gravemente sottofinanziato.
Stato di agitazione nazionale
A fronte dell’esito negativo della procedura di conciliazione, le sigle sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione nazionale. Una decisione che apre alla possibilità di mobilitazioni e assemblee unitarie nei luoghi di lavoro nei prossimi mesi, qualora non vi siano segnali concreti da parte dell’associazione datoriale o un intervento diretto delle istituzioni.
Un appello al Governo e alle Regioni
Le organizzazioni sindacali chiedono ora un’azione chiara affinché sia garantita l’equità contrattuale tra i diversi comparti del sistema socio-assistenziale e si impedisca ogni forma di dumping contrattuale a danno dei lavoratori.
La vertenza ANASTE rischia di diventare un caso emblematico: da una parte, l’esigenza di valorizzare una categoria di lavoratori strategici per l’assistenza alle persone fragili; dall’altra, la difficoltà del settore privato nell’affrontare un rinnovo contrattuale che preveda investimenti reali sul personale.
Per ora il confronto si ferma, ma la tensione cresce. I prossimi mesi potrebbero essere decisivi per sbloccare una trattativa che si trascina da troppo tempo.
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