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L’Italia del lavoro tra record e paradossi


L’Italia del lavoro tra record e paradossi: occupazione al massimo storico, ma le imprese restano al palo per la mancanza di personale

Il mercato del lavoro italiano ha chiuso l’anno con un traguardo che solo pochi anni fa sembrava irraggiungibile, portando il numero degli occupati alla cifra record di 24,1 milioni. Secondo l’ultimo Report della CISL, basato sui dati consuntivi del 2025 e sulle proiezioni per la primavera 2026, l’Italia sta vivendo una fase di profonda trasformazione dove la quantità del lavoro cresce, ma la difficoltà nel gestire questa crescita diventa il problema principale per il sistema produttivo.

Il dato più emblematico di questa nuova stagione riguarda la stabilità contrattuale. Per il tredicesimo trimestre consecutivo si osserva una ritirata del lavoro precario: i contratti a termine sono scesi al 10% del totale, mentre quelli a tempo indeterminato sono aumentati di un milione e mezzo in soli tre anni. Questo fenomeno non è dovuto solo a un miglioramento delle condizioni economiche, ma a una vera e propria necessità delle imprese. Con una popolazione che invecchia e meno giovani a disposizione, le aziende hanno capito che l’unico modo per non perdere competenze preziose è offrire stabilità immediata, trasformando la “fidelizzazione” del dipendente in una strategia di sopravvivenza.

Tuttavia, proprio mentre il lavoro diventa più sicuro, emerge il grande paradosso del “mismatch”, ovvero la distanza tra chi cerca e chi offre impiego. Il report evidenzia come, nonostante ci siano oltre un milione e mezzo di assunzioni previste per il trimestre in corso, nel 45,3% dei casi le imprese italiane non riescano a trovare i candidati adatti. La situazione è drammatica in comparti storici del Made in Italy come la metallurgia, l’edilizia e il legno-arredo, dove la quota di posti che restano vuoti supera ampiamente il 60%. Non è più solo una questione di salari, ma di una carenza strutturale di profili tecnici e operai specializzati che il sistema formativo non riesce a colmare.

Un’altra zona d’ombra riguarda la composizione anagrafica e di genere. Sebbene l’occupazione femminile sia salita al 53,8%, il distacco con il resto d’Europa rimane pesante e le donne continuano a subire il fenomeno del part-time involontario molto più degli uomini. A questo si aggiunge un “inverno demografico” che si riflette direttamente negli uffici e nelle fabbriche: la crescita degli occupati è trainata quasi esclusivamente dagli over 50, mentre la quota di lavoratori giovani tra i 15 e i 34 anni continua a diminuire.

In questo scenario, il messaggio della CISL è chiaro: il record degli occupati è una notizia positiva, ma senza politiche capaci di attrarre i giovani, sostenere il lavoro femminile con servizi reali e migliorare l’orientamento scolastico, la “locomotiva Italia” rischia di trovarsi con un motore potente ma senza nessuno in grado di guidarlo verso le sfide tecnologiche del futuro.

Fonte: Report Lavoro n. 4 – CISL Dipartimento Mercato del Lavoro, marzo 2026.



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