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Crisi del distretto calzaturiero nel Rubicone: l’allarme di Manuela Alfinito (FEMCA CISL Romagna) a Videoregione


Crisi del distretto calzaturiero nel Rubicone: l’allarme di Manuela Alfinito (FEMCA CISL Romagna) a Videoregione

La crisi che sta colpendo il distretto calzaturiero del Rubicone non è più un fenomeno passeggero, ma una vera e propria emergenza strutturale che sta mettendo a dura prova la tenuta sociale del territorio. Di questo tema cruciale ha parlato Manuela Alfinito, Segretaria di Femca CISL Romagna, ospite della trasmissione “Fatti e Opinioni” su Videoregione. Durante il suo intervento, Alfinito ha descritto uno scenario preoccupante, dove le difficoltà già emerse negli anni passati si sono aggravate drasticamente nel corso del 2025, senza che al momento si intravedano soluzioni concrete all’orizzonte.

I numeri presentati delineano una situazione drammatica per quello che un tempo era il motore economico della zona. Solo nell’ultimo anno, il distretto ha perso circa 200 addetti, segnando un calo occupazionale del 2,8%, mentre le imprese attive sono diminuite del 25% rispetto al 2020. Solo nel 2025 si sono contate 12 chiusure definitive, un segnale inequivocabile di come anche le realtà storiche stiano alzando bandiera bianca di fronte a una “tempesta perfetta” fatta di instabilità geopolitica e mutamento dei consumi.

Uno dei punti più critici sollevati dalla sindacalista riguarda l’esaurimento degli ammortizzatori sociali. Molte aziende, specialmente le più piccole, hanno ormai terminato le ore di cassa integrazione e i fondi di sostegno disponibili. Alfinito ha lanciato un appello accorato affinché venga istituito un ammortizzatore straordinario, simile a quello adottato durante la pandemia, che permetta di azzerare i contatori e proteggere i lavoratori almeno fino al 2027. Senza questo paracadute, il rischio concreto è quello di perdere definitivamente un patrimonio di competenze e “intelligenza delle mani” che non sarebbe più recuperabile in caso di una futura ripresa del mercato.

La crisi non dipende solo da una gestione interna, ma è alimentata dal blocco dei mercati russi e ucraini e da una trasformazione radicale del sistema moda. Oggi gli ordini sono frammentati e imprevedibili, costringendo le aziende a picchi di lavoro alternati a periodi di stasi totale. Per questo motivo, la CISL Romagna chiede con forza al Governo non solo protezione sociale, ma una vera politica industriale che preveda l’accesso agevolato al credito, incentivi per l’innovazione e il sostegno alle filiere. La speranza è che il tavolo della moda presso il Ministero del Made in Italy venga convocato d’urgenza per dare finalmente risposte a un territorio che non può più permettersi di aspettare.



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