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Stessa fatica, stesso premio: la Cassazione dà ragione ai lavoratori somministrati


Stessa fatica, stesso premio: la Cassazione dà ragione ai lavoratori somministrati

FELSA CISL Romagna: “Una battaglia di giustizia che portiamo avanti da anni, oggi la legge è dalla nostra parte”

Con le sentenze n. 16326/2026 e n. 16328/2026, la Corte di Cassazione ha messo nero su bianco un principio che FELSA CISL ripete da sempre: chi lavora in somministrazione non è un lavoratore di serie B. Ha diritto agli stessi premi di produzione dei colleghi assunti direttamente, perché fa lo stesso lavoro, negli stessi turni, con lo stesso impegno.

“Quante volte abbiamo sentito lavoratrici e lavoratori somministrati chiederci perché, a fine anno, il premio non arrivava mai a loro, pur avendo lavorato fianco a fianco con i colleghi diretti e contribuito agli stessi risultati. La risposta che si sentivano dare era sempre la stessa: ‘il contratto aziendale non vi cita’. Oggi la Cassazione ci dice quello che per noi era ovvio da sempre: un diritto non si cancella con un silenzio. Il lavoro vale, sempre, a prescindere dal contratto con cui è stato chiamato a svolgerlo” – dichiara Fabio Guerrini, Segretario FELSA CISL Emilia-Romagna.

La vicenda

Alla base delle due sentenze c’è la storia di lavoratori assunti da agenzie per il lavoro e impiegati nelle linee produttive di una grande impresa utilizzatrice. Operai che, ogni giorno, svolgevano gli stessi compiti dei colleghi assunti direttamente, con gli stessi ritmi e lo stesso contributo al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Quando avevano chiesto di ricevere il premio di produzione riconosciuto a chi lavorava al loro fianco con un contratto diretto, si erano sentiti rispondere no sia dall’agenzia che dall’impresa, con la stessa motivazione di sempre: gli accordi collettivi non prevedevano espressamente la loro inclusione. Una storia che FELSA CISL conosce bene, perché si ripete identica in tanti stabilimenti del nostro territorio. I giudici di merito avevano già dato ragione ai lavoratori, e la Cassazione ha respinto in toto le difese di agenzia e impresa, confermando quelle decisioni.

Cosa ha stabilito la Corte

I giudici hanno chiarito che l’articolo 35 del D.Lgs. 81/2015 garantisce ai lavoratori somministrati la stessa retribuzione complessiva riconosciuta ai dipendenti diretti dell’impresa utilizzatrice, premi di risultato compresi. Alla contrattazione collettiva spetta solo stabilire le modalità con cui il premio viene erogato – la proporzione, i tempi, i criteri di calcolo – mai decidere chi ne ha diritto. Per questo, se un accordo aziendale tace sui lavoratori somministrati, quel silenzio non può diventare un’esclusione. E se un accordo li esclude esplicitamente, quella clausola è semplicemente nulla.

La Cassazione ribadisce inoltre che il datore di lavoro resta l’agenzia per il lavoro, ma la legge mette anche l’impresa utilizzatrice in solido nell’obbligo di pagamento, a garanzia ulteriore del lavoratore: se l’agenzia non paga, il lavoratore può rivolgersi anche all’azienda dove ha effettivamente lavorato. Una tutela in più, che consideriamo fondamentale per chi spesso si trova schiacciato tra due soggetti diversi senza sapere a chi rivolgersi.

Un diritto che vale anche per il passato

Questa sentenza non guarda solo al futuro. Chi negli anni passati è stato escluso da un premio che gli spettava può ancora chiederne il pagamento. È un diritto che non scade con il contratto di somministrazione, e che spesso rischia di andare perso semplicemente perché il lavoratore non sa di poterlo ancora far valere o non sa a chi rivolgersi.

Per questo è fondamentale non aspettare e non lasciar cadere questo diritto: chi ha lavorato in somministrazione negli anni scorsi e sospetta di non aver ricevuto un premio che gli spettava deve venire in FELSA CISL, dove potrà far verificare la propria posizione ed essere assistito in ogni fase del recupero delle somme dovute.

La nostra posizione

Per FELSA CISL Romagna questa sentenza non è un punto di arrivo, ma la conferma che la battaglia per la dignità dei lavoratori somministrati va avanti ed è giusta. Troppe aziende del nostro territorio hanno usato per anni il velo della somministrazione per dividere lavoratori che facevano lo stesso identico lavoro. Oggi quel velo cade.

“Continueremo a stare al fianco di ogni lavoratrice e lavoratore somministrato della Romagna, perché nessuno deve restare escluso da un diritto solo perché il suo contratto ha un nome diverso. A chi in questi anni si è sentito dire di no senza una vera ragione, voglio dire una cosa semplice: rivolgetevi a noi. Verificheremo insieme la vostra situazione e vi accompagneremo, passo per passo, nel far valere ciò che vi spetta” – conclude Fabio Guerrini, Segretario FELSA CISL Emilia-Romagna.



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