
Club House Italia: non accettiamo ricatti
La FILLEA CGIL Forlì Cesena, unitamente alla FILCA CISL Romagna, FISASCAT CISL Romagna e alla FILCAMS CGIL Forlì Cesena, denuncia la sottoscrizione di un’ipotesi di accordo avvenuta al di fuori della fase sindacale della procedura di licenziamento collettivo, conclusasi il 27 giugno scorso, senza il coinvolgimento di tutte le rappresentanze sindacali interessate e prima dell’avvio del confronto istituzionale già previsto dalla legge.
Si tratta di un’intesa che non risolve il problema degli esuberi, ma subordina il riconoscimento degli incentivi all’esodo e delle ricollocazioni all’accettazione del licenziamento da parte di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori coinvolti. In caso contrario, alla scadenza della procedura, l’azienda potrà procedere con i licenziamenti. Un meccanismo che riteniamo configurare un vero e proprio ricatto occupazionale, poiché pone ciascun lavoratore nella condizione di dover rinunciare al proprio posto di lavoro per non compromettere la posizione dei propri colleghi. Per queste ragioni riteniamo l’accordo non solo profondamente sbagliato nel merito, ma anche gravemente viziato nel metodo con cui è stato costruito.
L’ipotesi di accordo è stata infatti firmata da tre RSU della FENEAL UIL su quattro e dalla RSU UGL, quando la procedura è ormai nella fase istituzionale e le parti sociali e l’azienda sono in attesa della convocazione presso il Ministero. Colpisce inoltre che le stesse RSU firmatarie e le organizzazioni sindacali di appartenenza riconoscano espressamente che incentivi e ricollocazioni siano subordinati all’accettazione del licenziamento da parte di tutti i lavoratori coinvolti.
In altre parole, se anche una sola persona decidesse di non accettare il proprio licenziamento, nessuno avrebbe diritto agli incentivi e, alla scadenza della procedura, tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori potrebbero essere licenziati. Non siamo quindi di fronte a una libera scelta individuale, ma a un meccanismo che esercita una fortissima pressione collettiva affinché ciascuno rinunci al proprio posto di lavoro. È una condizione che riteniamo incompatibile con il ruolo che dovrebbe avere una trattativa sindacale.
Abbiamo inoltre ricevuto notizia che almeno una persona non sarebbe disponibile ad accettare tali condizioni. Se ciò fosse confermato, ci si dovrebbe interrogare sull’effettiva utilità e sulla reale efficacia dell’accordo sottoscritto.
Ribadiamo inoltre che un accordo di questa natura non può essere sottoscritto solo da una parte delle RSU. L’RSU CGIL non ha firmato, così come non ha firmato la totalità delle RSU della UIL, né risultano le sottoscrizioni di tutte le organizzazioni sindacali coinvolte nella procedura. Una RSU eletta nello stabilimento di Forlì del comparto legno non può assumere decisioni che incidono sulle lavoratrici e sui lavoratori di Milano e Monza, né tantomeno su personale appartenente a un diverso contratto collettivo, quale quello del commercio. A nostro avviso sussistono fondati elementi per contestare non solo la validità e l’efficacia dell’accordo, ma anche il comportamento tenuto dall’azienda, che ha scelto di procedere alla sottoscrizione in un giorno di chiusura aziendale, al cinquantaduesimo giorno della procedura e fuori dalla sede deputata al confronto, impedendo di fatto alle organizzazioni sindacali di ricercare un’intesa nell’ambito previsto dalla legge.
Il disegno appare evidente: una forzatura che rischia di svuotare di significato la fase istituzionale della procedura e di aggirare il percorso di confronto previsto dall’ordinamento, disattendendo anche l’indirizzo espresso dall’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori all’avvio della vertenza.
Invitiamo infine tutte le lavoratrici, tutti i lavoratori e la cittadinanza che intenda esprimere solidarietà a partecipare al presidio che si terrà davanti alla Provincia di Forlì-Cesena lunedì 06/07/2026, in Piazza Giovan Battista Morgagni a Forlì, alle ore 11.00, in occasione dell’incontro convocato alle ore 12.00 con le istituzioni provinciali e regionali.
Per la dignità del lavoro. Contro ogni forma di ricatto occupazionale.






