
A Rimini i canni medi a mercato libero sono più bassi di quelli concordati, eppure dalle associazioni dei proprietari si continua a tergiversare. In un territorio che ogni anno vede espulsi dal mercato immobiliare regolare centinaia di nuclei familiari non sempre morosi, servono provvedimenti urgenti.
Secondo Il Sole 24 ore dello scorso settembre, in provincia di Rimini i canoni concordati sono più alti di oltre il 4% rispetto a quelli a mercato libero. Nel territorio dei paradossi immobiliari, dove quasi 14.000 immobili risultano sfitti e inutilizzati, secondo i dati diffusi il canone concordato è pari a 634 euro annui medi, contro un canone libero di 607 euro. Questa situazione su Rimini è frutto anche dell’applicazione automatica degli indici ISTAT FOI, cosa che è prevista solo nell’accordo valevole sul riminese e non sulle altre provincie romagnole, e che ha generato negli anni un incremento automatico e significativo dei canoni massimi consentiti, annullando il vantaggio sociale per le famiglie che è uno dei cardini degli accordi territoriali. Per CGIL CISL UIL territoriali urge intervenire ed è quantomeno necessario concordare un tetto annuale ritenendo profondamente ingiusto che i proprietari, in questo contesto, continuino a beneficiare dei forti sconti fiscali come l’aliquota IMU ridotta allo 0,57%.
Vale la pena evidenziare che da mesi è aperta una vertenza territoriale che non sta arrivando soluzione positiva a causa di posizioni intransigenti di alcune associazioni di proprietari; questo nonostante numerose proposte da noi avanzate.
Le associazioni dei proprietari continuano a lamentare – a giustificazione di migliaia di appartamenti sfitti – carenze di benefici di varia natura, quando invece sappiamo che ogni anno il solo Comune di Rimini eroga circa un milione e mezzo di euro per incentivare i proprietari, nei fatti producendo l’effetto paradossale di sovvenzionare la rendita speculativa. Del resto: c’è ancora qualcuno che pensa davvero che ci siano migliaia di appartamenti tutti lasciati vuoti ad ammuffire? È invece lecito ipotizzare che il dato nasconda anche una probabile quantità di “nero” sul quale è necessario fare con determinazione le necessarie verifiche.
Sulla scia di quanto definito dal Patto per il lavoro il clima e l’economia sociale, serve che tutti – a partire da Enti locali e politica – prendano consapevolezza di un problema che rischia di sfuggire di mano alimentando ulteriore malessere sociale e povertà.
Se il tavolo aperto dopo la manifestazione dello scorso 23 giugno, che ha portato davanti al Comune di Rimini inquilini, associazioni, sindacati e cittadinanza per sollecitare l’apertura di un confronto su canoni concordati ed emergenza abitativa, non arrivasse a una conclusione positiva nel breve periodo, non potremo fare altro che trarne le conseguenze e proseguire con la mobilitazione nella città e nei quartieri.
Con questo approccio domani (20/10/2026) e giovedì 22 ottobre saremo ai tavoli istituzionali a Rimini e Valmarecchia – convocati sul tema “casa” – per sottoscrivere accordi che introducano correttivi al meccanismo dei canoni concordati. La casa non può aspettare. Adesso servono risposte responsabilità, concrete e immediate.
CGIL RIMINI – CISL ROMAGNA – UIL RIMINI
Eugenio Pari – Elena Fiero – Michele Bertaccini
SUNIA CGIL RIMINI – SICET CISL ROMAGNA – UNIAT UIL RIMINI








