
Romagna, la precarietà non arretra: pochi contratti stabili e lavoro sempre più frammentato
Il mercato del lavoro nelle province romagnole mostra segnali di forte criticità e a denunciarlo è la Cisl Romagna. Sulle pagine del Corriere Romagna, il segretario generale Francesco Marinelli è intervenuto per commentare i dati dell’Osservatorio occupazionale del sindacato, elaborati su base Inps, che restituiscono l’immagine di un sistema occupazionale sempre più fragile, caratterizzato da un uso massiccio di contratti precari e da una riduzione delle assunzioni.
Nei primi nove mesi del 2025, il numero complessivo dei nuovi contratti registra una flessione in tutta la Romagna, con dinamiche però molto differenziate tra i territori. Rimini evidenzia il calo più marcato, con una riduzione delle assunzioni del 18,71%, mentre Forlì-Cesena e Ravenna mostrano contrazioni più contenute, rispettivamente dello 0,55% e dello 0,96%. “Siamo di fronte a un rallentamento del mercato del lavoro che colpisce l’intera area romagnola – ha spiegato Marinelli – ma che assume caratteristiche particolarmente accentuate nei territori dove la stagionalità, legata soprattutto al turismo, pesa in modo determinante”.
Accanto al calo delle assunzioni, il dato che più preoccupa la Cisl è la qualità dell’occupazione. In tutte le province romagnole i contratti a tempo indeterminato rappresentano una quota minoritaria delle nuove attivazioni. A Rimini incidono per il 4,40%, a Ravenna per l’8,31% e a Forlì-Cesena per il 13,26%. Percentuali che, secondo il sindacato, confermano come la stabilità lavorativa resti ancora lontana dall’essere la norma. “Il lavoro stabile appare sempre più residuale – ha sottolineato Marinelli – e questo rende difficile costruire percorsi professionali continui e di qualità”.
Il ricorso ai contratti a termine e stagionali resta infatti largamente prevalente in tutta la Romagna. Nel 2025 le assunzioni a tempo determinato superano le 16 mila unità a Rimini e si attestano su numeri analoghi a Forlì-Cesena e Ravenna. A queste si aggiunge il lavoro stagionale, che rappresenta quasi il 44% delle assunzioni riminesi, il 31% di quelle ravennati e il 28% di quelle forlivesi. Un peso significativo lo hanno anche il lavoro intermittente e quello in somministrazione, che insieme incidono per circa un terzo delle nuove attivazioni complessive.
Secondo il segretario generale della Cisl Romagna, questo modello occupazionale frammentato e disomogeneo contribuisce a spiegare le crescenti difficoltà delle imprese nel reperire personale. “In molti settori – ha spiegato Marinelli – i lavoratori alternano periodi di occupazione a periodi di inattività, senza reali prospettive di stabilizzazione. In un contesto simile è inevitabile che aumentino le difficoltà di reclutamento, soprattutto nei comparti più esposti alla flessibilità e alle condizioni di lavoro gravose”.
Il quadro che emerge dall’analisi sindacale è quello di una Romagna in cui il mercato del lavoro fatica a trovare un equilibrio tra esigenze produttive e qualità dell’occupazione. “I dati Inps, elaborati dal nostro Osservatorio – ha concluso Marinelli sulle pagine del Corriere Romagna – mostrano con chiarezza che la precarietà resta un elemento strutturale del lavoro in Romagna. Senza un’inversione di tendenza sulla stabilità contrattuale, sarà difficile garantire sviluppo, continuità occupazionale e risposte efficaci ai bisogni dei lavoratori e delle imprese”.









