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Sciopero dei dipendenti del call center Ingo contro il nuovo contratto: “a rischio diritti e salari”


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Sciopero dei dipendenti del call center Ingo contro il nuovo contratto: “a rischio diritti e salari”

A pochi giorni dallo sciopero previsto per lunedì 3 febbraio, che coinvolgerà i 120 dipendenti del call center Ingo di Forlì, le sigle sindacali Fistel Cisl, SLC Cgil e UilCom hanno duramente criticato il nuovo contratto proposto dall’azienda. La protesta è scaturita dopo che Assocontact ha deciso di far decadere il contratto collettivo nazionale delle telecomunicazioni, sostituendolo con una nuova normativa ritenuta sfavorevole per i lavoratori. I sindacati hanno sollevato preoccupazioni riguardo al rischio che questa decisione possa creare un pericoloso precedente, con conseguenze negative per i diritti e le tutele dei lavoratori del settore. L’azione di sciopero, che si svolgerà durante l’intero turno di lavoro, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a contrastare quella che i sindacati definiscono una minaccia alla dignità e ai diritti dei lavoratori.

“Non possiamo accettare quanto sta accadendo, i dipendenti dell’azienda INGO meritano rispetto. Per queste ragioni, ci stiamo preparando a una giornata di sciopero durante l’intero turno di lavoro, un’azione che coinvolgerà i sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, con il supporto dei confederali anche a livello territoriale”. Hanno dichiarato alla conferenza stampa di ieri, insieme ai segretari territoriali di categoria Romano Cioccotorto (SLC CGIL), Giacomo Andriano (FISTEL CISL) e Davide Mori (UILCOM UIL), sono intervenuti anche Maria Giorgini, segretaria generale CGIL Forlì Cesena, Enrico Imolesi, segretario generale UIL Forlì, e Stefano Gregnanin, segretario regionale Fistel Cisl.

“Questa è una mossa che serve alle aziende per scaricare i costi sui lavoratori, riducendo i loro diritti e salari, per poi reinvestire queste somme in nuovi appalti, con conseguenze devastanti per chi lavora nei call center”, ha dichiarato Giacomo Andriano di Fistel Cisl. Secondo il rappresentante sindacale, la scelta di introdurre contratti più favorevoli per le aziende e meno tutelanti per i lavoratori rappresenta un’inversione pericolosa rispetto alle battaglie sindacali condotte negli anni passati per garantire diritti e tutele.

Andriano ha inoltre sottolineato che, dietro a questa manovra, ci potrebbe essere una vera e propria “guerra al ribasso” nei contratti di lavoro, un fenomeno che rischia di abbassare i salari e ridurre le protezioni per milioni di lavoratori in tutta Italia. “Le aziende vogliono mettere in difficoltà il settore, approfittando della mancanza di leggi chiare sulla rappresentanza sindacale, per far prevalere i propri interessi economici a discapito di quelli dei dipendenti”, ha aggiunto il rappresentante di Fistel Cisl.



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