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Festa della Mamma


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Marinelli (Cisl Romagna): “una società che penalizza la maternità è una società che rinuncia al futuro”

Sebbene sia ormai nota l’importanza della presenza delle donne nel mercato del lavoro, per la crescita economica, generando un impatto positivo sul PIL e riducendo il rischio di povertà per le famiglie, i dati BES (Benessere Equo Sostenibile) 2025 certificano ancora quanto la maternità generi importanti divari nel mercato del lavoro.

Si evidenzia in particolare il peso della “Child penalty”, la penalità associata alla maternità, cioè come la maternità continui ad incidere fortemente sul percorso professionale delle donne.

La ricerca sottolinea come le differenze tra uomini e donne di partecipazione nel mercato del lavoro siano minime prima della genitorialità, ma divergono sistematicamente dalla nascita del primo figlio. Mentre i padri hanno un tasso di occupazione superiore ai non padri, per le donne la maternità porta a percorsi professionali più discontinui che ostacolano l’avanzamento di carriera. Questo perché sono le madri che si fanno carico del lavoro di cura e decidono così in alcuni casi di lasciare temporaneamente il lavoro, oppure di passare da un tempo pieno ad un part time, con forti penalizzazioni anche sul loro reddito e quindi sulle pensioni future.
I dati BES 2025 per le province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini mettono in luce come il fenomeno della “child penalty” sia anche in Romagna un fattore che genera forti divari di genere nel mercato del lavoro, benché con importanti differenze territoriali.

DATI BES ROMAGNA ANNO 2024

Ravenna nel 2024 è stata la realtà più equilibrata in Romagna, con un divario occupazionale tra uomini e donne di -14,6 %, valore nettamente migliore rispetto alla media nazionale che è di -19,4 %, in diminuzione rispetto al 2023 (in miglioramento di 0,6 p.p.) e al 2019 (in miglioramento di 1,1 p.p.).
Tuttavia, la provincia ravennate deve fare i conti con una profonda “segregazione professionale”: le donne sono più presenti in settori meno remunerativi, subendo un gap salariale di -9.228,76 euro annui rispetto agli uomini, che prevalgono invece nel settore industriale ad alta retribuzione.

Situazione diversa a Forlì-Cesena, dove il gap occupazionale è salito al -16,5%, segnando un peggioramento di 2,7 punti percentuali rispetto al 2023. La differenza di giornate medie retribuite evidenzia un problema strutturale di stabilità e continuità lavorativa che penalizza le donne (-17,8, di molto superiore alla media regionale e nazionale) ma con un differenziale salariale di -8.141,02 euro, poco superiore ai valori nazionali, a testimonianza di un minore utilizzo in questo territorio di contratti flessibili, part-time, stagionali da parte delle donne.

La criticità maggiore si registra a Rimini, che riporta il divario occupazionale più ampio dell’area (-21,7 p.p.) e una differenza nel numero di giornate retribuite annue di -18,9, anche questo il dato più alto in Romagna. Su questi dati pesa la forte vocazione turistica del territorio, dove la stagionalità e la flessibilità dei contratti rendono ancora più difficile per le madri mantenere una posizione lavorativa stabile.
La disponibilità di servizi educativi resta il fattore determinante per contrastare la “child penalty”. In questo ambito, la provincia di Ravenna rappresenta un’eccellenza assoluta: il 100% dei comuni offre servizi per l’infanzia, con un tasso di utilizzo da parte dei bambini (0-2 anni) del 35,6%, quasi il doppio della media nazionale (18,5%).

Anche Forlì-Cesena presenta una rete solida, con il 90% dei comuni coperti e un utilizzo al 30,9%. Rimini, pur superando i dati nazionali con un utilizzo del 27,6%, mostra margini di miglioramento nella diffusione capillare dei servizi (88,9% dei comuni), elemento cruciale per supportare le madri nel rientro al lavoro post-maternità.

“La maternità – afferma il Segretario generale CISL Romagna Francesco Marinelli non deve essere più motivo di disuguaglianza di genere a livello retributivo e di carriera professionale. In Italia è ancora troppo alto il numero di madri che lasciano il lavoro dopo la nascita dei figli e la denatalità anche nel nostro territorio romagnolo è un elemento di forte preoccupazione che tenderà ad accentuarsi nei prossimi anni. Una società che penalizza la maternità è una società che rinuncia al futuro”.

“Vogliamo che le donne non siano più costrette a scegliere tra genitorialità e carriera. In Romagna sono presenti dei servizi di eccellenza ma devono essere potenziati affinché l’essere mamma non sia più una penalizzazione”.

“E’ necessario – conclude Marinelli – invece favorire la maternità e migliorare la presenza delle madri nel mondo del lavoro e questo potrà essere possibile con un approccio integrato che coinvolga aziende, sindacati ed istituzioni, agendo su flessibilità, servizi a supporto della genitorialità ma anche sulla cultura sociale che non dia alle sole madri il peso del lavoro di cura”.



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