
Farmacie comunali in rivolta: sciopero e presidi in tutta la Romagna
Sindaci e assessori aprono le porte ai lavoratori
Serrande abbassate, camici bianchi in piazza e braccia incrociate per l’intera giornata. È il mercoledì di passione dei dipendenti delle farmacie comunali, che questa mattina, 17 giugno 2026, hanno dato vita a uno sciopero generale che ha coinvolto capillarmente l’intera Romagna, da Forlì a Ravenna, fino a Riccione, per protestare contro il blocco della trattativa sul rinnovo del contratto nazionale, scaduto ormai da troppo tempo.
A far scattare la mobilitazione – indetta dai sindacati di categoria – è stata la situazione di profonda transizione e stallo in cui versano le trattative con Assofarm. Le sigle sindacali denunciano come i farmacisti e il personale delle strutture pubbliche comunali si trovino a operare con retribuzioni non adeguate all’inflazione e con carichi di lavoro sempre crescenti, a fronte di un ruolo sociosanitario che, soprattutto sul territorio romagnolo, è diventato centrale e indispensabile per la cittadinanza.
I presidi e i vertici istituzionali sul territorio

La protesta si è fatta sentire con forte intensità a Forlì, dove questa mattina i lavoratori si sono riuniti in presidio per manifestare il proprio disagio, non solo economico ma anche di dignità professionale. Subito dopo la manifestazione in piazza, la mobilitazione ha trovato una pronta sponda istituzionale: i lavoratori, insieme ai rappresentanti sindacali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, sono stati ufficialmente ricevuti nel salone del consiglio comunale dal sindaco Gian Luca Zattini e dall’assessore con delega alle politiche del lavoro Kevin Bravi, per portare le istanze della categoria direttamente al cuore dell’amministrazione locale.

Spostandosi nel Riminese, anche qui la giornata di sciopero ha registrato un importantissimo risvolto sul piano politico-istituzionale. A Riccione, la sindaca Daniela Angelini e l’assessore alle Società Partecipate Alessandro Nicolardi hanno voluto incontrare direttamente i rappresentanti sindacali dei lavoratori delle farmacie comunali. Un faccia a faccia finalizzato ad ascoltare da vicino le istanze del personale e a comprendere l’impatto locale della vertenza nazionale, dimostrando una forte attenzione istituzionale verso una categoria che chiede tutele, stabilità e una reale valorizzazione del proprio operato.

Stessa musica a Ravenna: anche sotto l’ombra di Teodorico i dipendenti delle farmacie comunali hanno incrociato le braccia organizzando un presidio molto partecipato. Dal capoluogo bizantino i sindacati hanno ribadito con fermezza la linea della categoria: “La trattativa è bloccata e il contratto è scaduto. Non si può continuare a chiedere sacrifici a chi garantisce un servizio pubblico essenziale tutti i giorni.”
Le richieste dei sindacati
Al centro della mobilitazione romagnola restano le rivendicazioni unitarie dei sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil: lo sblocco immediato del tavolo negoziale, un adeguamento salariale dignitoso che risponda al costo della vita e migliori condizioni organizzative all’interno delle farmacie comunali. I sindacati avvertono: se da Assofarm non arriveranno segnali concreti di riapertura del dialogo sul contratto nazionale, la mobilitazione non si fermerà qui.








