
Turismo in Romagna, una stagione positiva ma tra luci e ombre
Luigi D’Alessandro (Fisascat Cisl): “Modello da rinnovare e più tutele per i lavoratori”
La Romagna archivia l’estate 2025 con un bilancio che, se da un lato conferma la vitalità del comparto turistico, dall’altro mette in evidenza criticità ormai strutturali. A fare il punto è stato Luigi D’Alessandro, segretario generale della Fisascat Cisl Romagna, ospite della trasmissione “Fatti e Opinioni” in onda su Videoregione.
I numeri della stagione
Dai dati del primo semestre emergono segnali incoraggianti: Ravenna guida la classifica delle presenze con un aumento del 9,3% nei pernottamenti, seguita da Rimini con un +1,4% e Forlì-Cesena con un più timido +0,4%. Un trend complessivamente positivo, che conferma la tenuta del turismo romagnolo nonostante la concorrenza di altre destinazioni e l’incertezza economica generale.
A trainare la crescita è soprattutto il settore extra-alberghiero, con un balzo dell’11,5%. Un fenomeno che, se da un lato amplia l’offerta e intercetta nuove tipologie di viaggiatori, dall’altro genera problemi sul fronte della regolamentazione e dell’occupazione. «Si tratta spesso di attività non pienamente regolate – ha spiegato D’Alessandro – con rischi di concorrenza sleale sui prezzi e senza una ricaduta concreta in termini di nuovi posti di lavoro».
Le incognite dell’estate
Se i primi sei mesi hanno offerto risultati positivi, più incerta appare la valutazione dei mesi centrali della stagione. Luglio e agosto, tradizionalmente il cuore pulsante del turismo balneare, sono stati segnati da giornate di maltempo e da un sensibile aumento dei prezzi, che ha inciso sulle presenze. «Le spiagge non erano affollate come un tempo – ha osservato il segretario – e i dati definitivi potrebbero segnare una flessione rispetto alle attese».
Un modello da rinnovare
D’Alessandro ha ricordato come il turismo romagnolo viva ancora della “rendita” di un modello nato decenni fa, fatto di accoglienza calorosa e servizi diffusi sul territorio. «È stato un patrimonio collettivo, esportato e imitato in tutta Italia – ha sottolineato – ma oggi fatica ad evolversi e a rispondere alle nuove esigenze del mercato».
L’urgenza, secondo il sindacalista, è quella di ripensare l’offerta e di puntare su qualità, innovazione e sostenibilità, senza dimenticare l’elemento centrale: il lavoro.
Il nodo occupazionale e la Naspi
Proprio il lavoro resta la questione più delicata. La stagionalità e la difficoltà a reperire personale mettono sotto pressione un settore che rischia di perdere attrattività per i giovani. A ciò si aggiungono le criticità legate agli ammortizzatori sociali.
La Naspi, introdotta dopo la riforma Fornero e il Jobs Act, non riesce a garantire lo stesso sostegno che in passato permetteva ai lavoratori stagionali di avere continuità di reddito. «Prima del 2012 – ha ricordato D’Alessandro – con tre mesi di lavoro si poteva contare su sei mesi di disoccupazione. Oggi, invece, i criteri sono molto più restrittivi e le famiglie rischiano di trovarsi senza un sostegno adeguato nei periodi di inattività».
Le sfide future
Nonostante le difficoltà, il segretario della Fisascat Cisl Romagna si è detto fiducioso: «Le criticità non mancano, ma ci sono anche grandi opportunità. Con la collaborazione tra istituzioni, parti sociali e associazioni datoriali abbiamo già avviato buone pratiche per migliorare la qualità del lavoro e contrastare l’irregolarità».
D’Alessandro ha insistito sull’importanza della concertazione come metodo: «Una goccia nell’oceano fa poco, ma tutti insieme possiamo davvero cambiare le cose».
La Romagna, insomma, conferma la sua vocazione turistica ma deve fare i conti con sfide che richiedono visione e coraggio: rinnovare il modello, sostenere i lavoratori e garantire regole chiare per un settore che resta vitale per l’economia del territorio.









