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Sciopero Lidl: adesione record, presidi a Rimini e Savignano


Sciopero Lidl: adesione record, presidi a Rimini e Savignano

Un’ondata di protesta ha travolto Lidl Italia con uno sciopero del 18 luglio scorso che ha visto un’adesione massiccia dell’80% a livello nazionale, con picchi del 100% in diversi negozi. La mobilitazione, indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, ha portato alla chiusura di decine di punti vendita e a significativi disagi nei magazzini di distribuzione, con presidi attivi anche a Rimini e Savignano.

La rabbia dei lavoratori: salari inadeguati e flessibilità estrema
I lavoratori chiedono risposte concrete dopo oltre due anni di trattative infruttuose. Al centro della vertenza, salari ritenuti troppo bassi e una flessibilità nella gestione dei turni giudicata insostenibile. Molti dipendenti lamentano l’impossibilità di conciliare vita privata e professionale, con turni comunicati all’ultimo minuto che precludono anche la possibilità di un secondo lavoro.

Profitti record vs. condizioni lavorative sagnanti
I sindacati denunciano un paradosso: mentre gli utili di Lidl sono quasi raddoppiati tra il 2020 e il 2024, passando da 711 milioni a circa 1,5 miliardi di euro, l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato è diminuita. Nonostante l’impressionante crescita del fatturato per dipendente, le condizioni economiche offerte dall’azienda – soli 360 euro in tre anni, di cui 200 in buoni spendibili solo in Lidl – sono considerate irrisorie rispetto ai carichi di lavoro e ai sacrifici dei 23.000 dipendenti.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ribadiscono la disponibilità al dialogo, ma senza passi indietro sulle richieste. L’alta adesione allo sciopero, visibile anche nei presidi sul territorio, è un chiaro messaggio a Lidl: è tempo di tornare al tavolo delle trattative con proposte adeguate.



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