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Affitti a canone concordato a Ravenna, sindacati in rivolta: “Aumenti fino al 35%, famiglie sotto pressione”


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Affitti a canone concordato a Ravenna, sindacati in rivolta: “Aumenti fino al 35%, famiglie sotto pressione”

Luca Giacobbe, Sicet Romagna: “Così si tradisce lo spirito del canone concordato: aumenti ingiustificati e nessuna tutela per gli inquilini”.

Durante la conferenza stampa congiunta tenutasi ieri mattina a Ravenna, i sindacati degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat, insieme a Cgil, Cisl e Uil, hanno espresso un forte dissenso rispetto al nuovo Accordo Territoriale sui contratti a canone concordato recentemente sottoscritto da alcune associazioni dei proprietari immobiliari del territorio.

Il testo è stato firmato dalle associazioni dei proprietari APPE CONFEDILIZIA, ASPPI, UPPI, APPC, CONFABITARE e ASSOCASA assieme a FEDER.CASA CONFSAL, che rappresenta i proprietari di immobili nella provincia di Ravenna.

A prendere la parola con decisione è stato Luca Giacobbe, Segretario Generale di Sicet Romagna, che ha evidenziato le ragioni del netto rifiuto delle organizzazioni inquilini: “Ci troviamo di fronte a un accordo inaccettabile, sia nel metodo che nel merito. È stato firmato all’ultimo momento, senza un confronto serio con chi rappresenta davvero gli inquilini in quanto le due associazioni firmatarie non sono rappresentative a Ravenna. L’intesa prevede rincari che possono arrivare fino al 35%. In un contesto come quello ravennate, già segnato da difficoltà economiche diffuse, sfratti e precarietà abitativa, questi aumenti sono semplicemente irresponsabili.”

“Si è passati dal calcolo della superficie calpestabile a quello della superficie catastale, che include anche i muri, con un’aggiunta forfettaria del 20% per vani e accessori spesso non censiti e quindi non soggetti a tassazione. Inoltre, sono stati aggiornati i parametri qualitativi per la classificazione degli immobili, includendo caratteristiche facilmente dichiarabili ma non sempre verificabili.

Tutto questo comporterà l’eliminazione della fascia bassa e uno spostamento massiccio verso quella alta, con un aumento della base di calcolo del canone di oltre il 20%.” – Spiega Luca Giacobbe.

Inoltre, Giacobbe ha criticato la gestione dei contratti turistici e quelli per studenti universitari:
“I contratti transitori non possono rientrare nei motivi di transitorietà previsti dagli accordi territoriali, mentre per i contratti studenti si è prevista una durata minima di due mesi, in deroga alla legge nazionale che ne stabilisce almeno sei.”

Un altro punto dolente evidenziato riguarda la clausola di adeguamento automatico: “In assenza di rinnovo entro la scadenza, i canoni aumenteranno automaticamente del 50% dell’inflazione registrata nel triennio precedente. Questo cancella la possibilità di contrattazione nel territorio, portando a incrementi che superano quelli del mercato libero. È un provvedimento socialmente inaccettabile.”

Per tutte queste ragioni Sunia, Sicet, Uniat, Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto la sospensione immediata dell’accordo e la riapertura urgente di un tavolo istituzionale che coinvolga tutte le parti sociali rappresentative. “Non siamo contrari a un aggiornamento dei canoni, ma questo deve avvenire con trasparenza, equilibrio e con il contributo di tutte le parti sociali,” ha concluso Giacobbe. “Dobbiamo tutelare le 8.000 famiglie che vivono in affitto a Ravenna, evitando un aggravamento della situazione abitativa e sociale.”

Sunia, Sicet e Uniat ribadiscono quindi la loro volontà di difendere i diritti degli inquilini e di lavorare per un accordo più equo, capace di garantire realmente tutele e sostegno alle fasce più deboli della popolazione.



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