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Ravenna: accordo affitti a canone concordato, rincari fino al 35%


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Ravenna: accordo affitti a canone concordato, rincari fino al 35%

I sindacati: intesa opaca e pericolosa

Forte polemica sull’accordo territoriale per i contratti a canone concordato siglato recentemente a Ravenna. Cgil, Cisl e Uil, insieme alle loro sigle degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat, bocciano senza mezzi termini l’intesa, definendola “pericolosa per inquilini e proprietari” e denunciando un metodo di sottoscrizione “scorretto” che tradisce il processo partecipativo.

Nel mirino c’è sia il metodo che il merito del nuovo accordo. Secondo le organizzazioni, la firma apposta da alcune associazioni dei proprietari e da due sigle di inquilini “non maggiormente rappresentative” avrebbe violato le regole di trasparenza previste dalla normativa (Legge 431/98 e Decreto del 16 gennaio 2017). “Ci troviamo di fronte a una sottoscrizione avvenuta all’ultimo momento, alla vigilia di una convocazione istituzionale già prevista”, denunciano Luca Giacobbe (Sicet Romagna), Maria Licata (Uniat) e Alberto Mazzoni (Sunia).

La criticità maggiore è però nel contenuto dell’accordo. I sindacati sostengono che il testo nasconde aumenti di canone che arrivano anche al 35%. Sono previsioni che compromettono la trasparenza e aggirano le tutele pensate dalla normativa, rendendo difficile, se non impossibile, per molte famiglie sostenere i costi di un affitto”, affermano le tre sigle.

Il contesto abitativo ravennate, già segnato da “fragilità evidenti” con una crescita di sfratti per morosità e fine locazione, renderebbe tali aumenti “irresponsabili”. I sindacati ribadiscono di non essere contrari a un aggiornamento dei canoni, ma chiedono che avvenga in un quadro equilibrato e condiviso, sostenendo con forza la proposta del Sindaco e della Provincia per la riapertura del tavolo istituzionale.

“La contrattazione territoriale non può limitarsi a inseguire l’inflazione. Servono strumenti seri di monitoraggio, come un osservatorio abitativo condiviso, che consenta di comprendere davvero i bisogni del territorio e costruire accordi sostenibili per tutti”, concludono Sunia, Sicet e Uniat.



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