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Crisi del settore moda in Romagna: un appello per salvaguardare lavoro e competenze


Crisi del settore moda in Romagna: un appello per salvaguardare lavoro e competenze

Il settore della moda in Romagna, da sempre una delle colonne portanti del Made in Italy, sta vivendo una crisi senza precedenti che rischia di compromettere la stabilità economica delle aziende e il futuro dei lavoratori. Manuela Alfinito, segretaria della FEMCA CISL Romagna, ha lanciato un appello urgente per sostenere il comparto, durante un’intervista rilasciata al programma Fatti e Opinioni di Video Regione. Alfinito ha evidenziato la necessità di adottare misure straordinarie per evitare il collasso del distretto e salvaguardare l’esperienza e le competenze che hanno reso celebre la moda romagnola nel mondo.

Il distretto della moda in Romagna, che coinvolge migliaia di lavoratori nelle province di Rimini e Forlì-Cesena, sta attraversando una delle crisi più profonde degli ultimi anni. Le difficoltà sono amplificate da fattori esterni come la guerra in Ucraina, l’aumento dei costi energetici e l’inflazione, che hanno portato a una drastica riduzione degli ordinativi, sia da parte dei mercati interni che da quelli internazionali. Le piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale del settore, sono quelle che soffrono maggiormente, con molte costrette a fare ricorso agli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione.

Una crisi strutturale e non solo congiunturale

Secondo Alfinito, la situazione attuale non è da considerarsi come una semplice difficoltà congiunturale, ma come una crisi strutturale che potrebbe avere effetti devastanti nel lungo periodo. “La crisi che stiamo vivendo non è più congiunturale, ma strutturale. È il risultato di una serie di fattori che si sono sommati e che hanno creato una ‘tempesta perfetta’. La guerra in Ucraina, l’aumento dei costi energetici, la chiusura del Canale di Suez e l’inflazione hanno avuto un impatto devastante sul nostro settore”, ha spiegato la segretaria della FEMCA CISL, durante l’intervista a Fatti e Opinioni.

Le difficoltà economiche si sono tradotte in una significativa diminuzione degli ordinativi e di una ridotta capacità di spesa da parte dei consumatori. Anche i mercati esteri, che per anni hanno costituito il fiore all’occhiello per le esportazioni della moda romagnola, stanno facendo registrare cali preoccupanti. “La domanda è crollata, anche dai mercati esteri che sono sempre stati fondamentali per il nostro distretto”, ha sottolineato Alfinito.

Le piccole imprese in difficoltà

Un aspetto particolarmente critico della situazione riguarda le piccole imprese, che stanno affrontando enormi difficoltà per rimanere a galla. “Le piccole aziende, che sono il cuore pulsante del nostro distretto, stanno soffrendo più di tutte. Molte hanno esaurito le giornate di ammortizzatori sociali e si trovano a dover chiudere”, ha affermato Alfinito. Questo fenomeno non solo minaccia la sopravvivenza di numerose realtà artigianali, ma rischia anche di portare alla perdita di competenze che sono difficili da recuperare. “Perdere queste competenze sarebbe un colpo durissimo. Sono decenni di esperienza che rischiano di andare perduti”, ha aggiunto la segretaria della FEMCA.

Oltre alla riduzione degli ordinativi, un altro fattore che sta aggravando la situazione è il cambiamento nelle abitudini di consumo. “C’è un cambiamento nella cultura dei consumi: il cliente medio, che un tempo acquistava prodotti di alta moda, ora è più attento al prezzo”, ha osservato Alfinito. Questo cambiamento sta spingendo molte aziende ad adattarsi a una domanda meno orientata verso la qualità e l’artigianalità, con il rischio di dover abbassare gli standard produttivi.

Le misure necessarie per salvare il settore

Per far fronte a questa crisi, la FEMCA CISL chiede l’introduzione di ammortizzatori sociali straordinari, simili a quelli adottati durante la pandemia. Nonostante le misure già prese, come l’accesso a 8 settimane di cassa integrazione in deroga per le piccole imprese, Alfinito ha ribadito che queste non sono sufficienti a garantire la sopravvivenza delle imprese. “È positivo che il Ministero abbia introdotto un decreto per le piccole imprese, ma non basta. La crisi è ancora lontana dall’essere superata. Servono misure straordinarie”, ha affermato.

Inoltre, la segretaria ha sottolineato l’importanza della formazione continua per i lavoratori del settore. La capacità di adattarsi alle nuove esigenze del mercato è fondamentale per mantenere alta la competitività delle aziende, e per questo motivo, la FEMCA CISL sta promuovendo programmi di formazione specifici per i lavoratori del settore moda. “La formazione è essenziale per mantenere la competitività delle aziende e per dare ai lavoratori le competenze necessarie per affrontare le sfide del futuro”, ha concluso Alfinito.

Un appello alla sinergia per salvare il Made in Italy

La conclusione dell’intervista è un appello alle istituzioni, alle parti datoriali e ai sindacati affinché si lavori insieme per affrontare questa difficile fase. “Abbiamo bisogno di soluzioni urgenti. Non possiamo permettere che la crisi faccia sparire un patrimonio che abbiamo costruito negli anni. Serve un intervento tempestivo”, ha ribadito Alfinito, sottolineando che solo con una collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti sarà possibile superare la crisi.

Il settore della moda in Romagna, da sempre simbolo di qualità e innovazione, non può rischiare di perdere il suo valore. Il distretto della moda romagnola ha bisogno di un sostegno concreto, che permetta alle aziende di restare competitive e di preservare quel patrimonio di competenze e professionalità che ha reso il Made in Italy una delle voci più forti dell’economia globale. L’appello di Manuela Alfinito è chiaro: per salvare il futuro della moda romagnola, è necessario un intervento rapido e decisivo.



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