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Electrolux: Stoccolma cambi il piano, il governo acceleri le risposte


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Electrolux: Stoccolma cambi il piano, il governo acceleri le risposte

CGIL Forlì Cesena, CISL Romagna, UIL Forlì congiuntamente a FIM, FIOM e UILM del territorio e alla RSU  “Tutti gli stabilimenti vanno salvati. Con questi numeri Forlì non reggerebbe i costi fissi e sarebbe destinata alla chiusura”

L’incontro di ieri mattina al Comune di Forlì, convocato dalla Regione Emilia-Romagna alla presenza dell’assessore Giovanni Paglia e del sindaco Gian Luca Zattini, ha confermato l’attenzione e la compattezza delle istituzioni e del territorio sulla vertenza Electrolux e una valutazione unanime: dopo mesi di confronto rischiamo, nei fatti, di essere tornati al punto di partenza.

Dopo gli incontri del 3 e 4 settembre al MIMIT, Electrolux non ha prodotto il cambio radicale del piano che si era impegnata a fare. Il piano resta inaccettabile e, su alcuni versanti, è ancora più preoccupante.

I numeri complessivi parlano chiaro: 1.450 esuberi in Italia, ai quali si aggiungono 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati e 91 già cessati senza rinnovo. Nel frattempo, l’organico a tempo indeterminato è già sceso da 4.279 a 4.200 dipendenti tra aprile e agosto.

A Forlì sono previsti 297 esuberi: 214 nella produzione e 83 nello staff. Gli operai produttivi passerebbero da 584 a 370 nel 2028 e i volumi complessivi da circa 1,58 milioni a 1,187 milioni di pezzi, con i piani cottura più che dimezzati, da 452 mila a 207 mila. Con questi numeri non è in discussione soltanto l’occupazione: Forlì rischia di non reggere più i propri costi fissi e di essere accompagnata, nei fatti, verso la chiusura.

In aggiunta a questo, resta anche il nodo della ricerca e sviluppo, settore strategico per il paese, e anche lo stabilimento forlivese.

La responsabilità è innanzitutto a Stoccolma. Mentre produzioni italiane prendono la strada dell’Asia e della Cina e cresce la pressione dei grandi gruppi asiatici, Electrolux deve chiarire se intende davvero mantenere una presenza industriale strategica nel nostro Paese. Tutti gli stabilimenti italiani vanno salvati: nessun sito può essere sacrificato.

Al Governo chiediamo di accelerare le risposte sul costo dell’energia, sul riconoscimento dell’elettrodomestico come settore strategico e sulla revisione del CBAM nel rapporto con l’Unione Europea. Ma a ogni sostegno pubblico devono corrispondere impegni precisi della multinazionale: produzioni, investimenti, ricerca e occupazione in Italia.

È inoltre inaccettabile che proprio mentre presenta un piano con 1.450 esuberi e senza investimenti sufficienti a garantire una prospettiva agli stabilimenti, Electrolux chieda contemporaneamente di aumentare i ritmi di lavoro; un atteggiamento che riteniamo grave e quantomeno irrispettoso.

Regione, Comune e territorio hanno dimostrato attenzione e compattezza. Ora Stoccolma deve cambiare il piano e il Governo deve accelerare.

La mobilitazione continua: il 15 settembre sciopero. Tutte e tutti saremo davanti allo stabilimento di Cerreto d’Esi.

CGIL – CISL – UIL , FIM CISL – FIOM CGIL – UILM UIL , RSU



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