Lafert, i sindacati: “No alla chiusura dello stabilimento di Fusignano”
I lavoratori dello stabilimento Lafert di Fusignano sono pronti a tornare in sciopero contro la decisione della direzione aziendale di chiudere il sito produttivo entro il 31 marzo. Dopo l’ultima assemblea con i dipendenti, i sindacati FIM CISL, FIOM CGIL e UILM ribadiscono la loro contrarietà alla chiusura e chiedono soluzioni alternative per garantire il futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori.
“La direzione aziendale continua a ribadire la chiusura dell’impianto, parlando unicamente di aiuti alla ricollocazione dei lavoratori, senza offrire alcuna alternativa alla cessazione dell’attività produttiva a Fusignano” denunciano le sigle sindacali.
L’unico risultato raggiunto finora è stata la proroga del blocco dell’iter per il licenziamento collettivo fino alla riconvocazione del tavolo con la Regione Emilia-Romagna. Tuttavia, i sindacati chiedono risposte concrete: “Chiediamo che la Regione si attivi per valutare altre possibilità di produzione nello stabilimento di Fusignano e di aprire un confronto serio con l’azienda per il ritiro della procedura di licenziamento collettivo” affermano FIM, FIOM e UILM.
La preoccupazione principale riguarda il futuro della produzione: “L’azienda ha dichiarato che la produzione romagnola verrà trasferita a San Donà di Piave, ma temiamo che alla fine venga spostata interamente in Cina, con una perdita irreversibile di occupazione nel nostro territorio” proseguono i rappresentanti sindacali.
Per questo motivo, le sigle sindacali stanno valutando la richiesta di un tavolo di confronto anche con la Regione Veneto, per monitorare il piano industriale e le mosse future della direzione aziendale.
“Non possiamo accettare che un’eccellenza produttiva del territorio venga chiusa senza che siano state esplorate tutte le alternative possibili. Ci aspettiamo un serio impegno da parte delle istituzioni per la salvaguardia dei posti di lavoro” concludono FIM, FIOM e UILM.
I lavoratori, nel frattempo, restano in stato di agitazione e sono pronti a incrociare nuovamente le braccia qualora non si trovino soluzioni concrete per il mantenimento dell’occupazione.