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Lavoro grigio e caporalato in Romagna: una battaglia per la dignità, tra criticità e spiragli di speranza


Lavoro grigio e caporalato in Romagna: una battaglia per la dignità, tra criticità e spiragli di speranza

Anche in Romagna, come in diverse zone d’Italia, il settore agricolo non è esente da sfruttamento e lavoro irregolare. La denuncia arriva da Roberto Cangini, segretario generale della Fai Cisl Romagna intervistato da “Il Piccolo di Faenza”, che solleva l’allarme su una realtà che, seppur meno drammatica rispetto ad altre regioni, presenta ancora criticità allarmanti.

Circa un terzo dei braccianti agricoli in provincia di Ravenna non ha i requisiti per accedere alle prestazioni sanitarie e alla disoccupazione agricola, spesso vittime di lavoro grigio e mancati contratti. “Spesso il datore di lavoro non dichiara con precisione tutte le giornate lavorate – ha affermato Cangini –. Capita di frequente di incontrare, agli sportelli del sindacato, braccianti che dichiarano di aver lavorato per 12 mesi, ma dalle loro buste paga risulta che sono stati impiegati solo poche settimane. È questo il lavoro grigio, legato anche a una questione culturale, per cui il datore di lavoro paga in contanti, ma non dichiara tutte le ore”. Tra le cause principali, la cultura del lavoro sommerso, con datori di lavoro che pagano in contanti per evadere i contributi, e la presenza di false cooperative che gestiscono manodopera a basso costo sfruttando i lavoratori e penalizzando le cooperative regolari. Un fenomeno che colpisce soprattutto i braccianti stranieri, maggioranza nella regione (60% a Forlì-Cesena e 54% a Ravenna), spesso provenienti da contesti socioeconomici fragili e maggiormente vulnerabili allo sfruttamento.

Cangini sollecita un’azione costante contro il lavoro grigio e il caporalato richiede un impegno costante e sinergico da parte di tutte le parti in causa. Controlli più severi, misure di contrasto efficaci, una seria attenzione alle condizioni di lavoro e un potenziamento degli organi di vigilanza sono solo alcuni dei passi necessari per garantire la dignità e la sicurezza dei lavoratori agricoli.

Infortuni sul lavoro in aumento: un quadro già preoccupante che si aggrava con l’incremento degli infortuni nel settore, sintomo di condizioni di lavoro non sicure e di una mancanza di adeguata formazione.

Tra le criticità, Cangini evidenzia anche la carenza di controlli da parte degli organi competenti, a causa di un numero insufficiente di personale negli Ispettorati del Lavoro. “Da alcuni anni, dopo la riorganizzazione di alcuni enti di controllo, il numero del personale all’interno degli Ispettorati del Lavoro ha avuto una contrazione. È un servizio che, come sindacati, da tempo chiediamo che venga potenziato – fa notare – perché siamo di fronte a una battaglia che non potremo mai vincere”.

Nonostante le sfide, alcuni passi avanti sono stati compiuti. Un accordo tra sindacati e datoriali ha portato all’istituzione dei RLST (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale) nelle aziende agricole prive di RLS, mentre la formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sta assumendo un ruolo sempre più centrale.

“A volte basta implementare delle piccole migliorie per ottenere dei risultati importanti – ha concluso Cangini -. E proprio su questo fronte è importante la formazione. Salvare anche una sola vita o evitare un danno permanente è una vittoria. Purtroppo però c’è ancora molto da fare”.



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