18 luglio 2023
Sanità pubblica: Riordino della rete di emergenza e potenziamento della medicina territoriale di prossimità: il rischio di un declino del nostro sistema sanitario regionale senza risorse umane adeguate.
Le nuove proposte della Regione Emilia-Romagna nel settore della sanità rischiano di rimanere soltanto scatole vuote, a meno che non si intervenga concretamente nell’assunzione di personale adeguato e non si sviluppi un progetto complessivo di riordino del sistema sanitario regionale, coinvolgendo coloro che quotidianamente operano al servizio dei cittadini.
“Abbiamo appena terminato, infatti, un confronto sul riordino della rete emergenza che ci ha visti esprimere alcune perplessità sui centri di assistenza in urgenza, quelli che vengono denominati CAU e sulla possibilità che le persone non possano presentarsi in un pronto soccorso spontaneamente (questione che attualmente non si pone e che farebbe parte della seconda fase del progetto)” – commenta la categoria FP CISL Emilia-Romagna –.
Indipendentemente dai dettagli tecnici, il principale problema resta quello delle risorse umane, e i numeri sono allarmanti: nel corso del 2022, la Regione ha ridotto il personale sanitario di ben mille unità, una cura dimagrante che continua tutt’oggi.
Quello che a noi appare incoerente, – continua la categoria – e sul quale chiediamo una inversione di tendenza, è lo sviluppo di questo progetto e del riordino degli assetti territoriali della medicina di prossimità in questo contesto di riduzione del personale che tanto appare come una operazione “recupero costi”.
Inoltre, la riorganizzazione della rete di emergenza richiede maggiori professionalità e competenze da parte degli operatori sanitari, ma ad oggi non corrisponde alcun adeguamento retributivo. Il risultato è che sempre meno personale è chiamato a fare di più, a prendersi cura anche di coloro che non possono essere presenti fisicamente, e a partecipare a progetti sperimentali che richiedono competenze specifiche.
“Si pensi anche alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, solo ad esempio, all’infermiere di comunità che deve essere parametrato ad uno standard di uno ogni 3000 abitanti e che, dati alla mano, prevederebbe una implementazione delle dotazioni organiche che complessivamente supererebbe le mille unità.
Quello che chiediamo è quindi molto chiaro: escludere le nuove progettualità dalla riduzione del turn over per procedere alla loro messa in opera sui territori e valorizzare i professionisti del SSR a cui tanto si sta chiedendo.
Se il tentativo sarà quello di sostituire, cioè di cambiare nome agli assetti e ai profili per far tornare i conti – conclude – allora si sappia che la mobilitazione di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL sarà intensificata a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità e dei cittadini”.