
Allarme Electrolux: 1.700 esuberi in Italia, 400 solo a Forlì
Riccardo Zoli FIM CISL Romagna: “Piano inaccettabile, pronti al presidio permanente”
È un vero e proprio terremoto industriale quello che sta scuotendo il comparto degli elettrodomestici in Italia. L’annuncio shock del gruppo Electrolux, arrivato lunedì nel tardo pomeriggio, prevede il taglio di 1.700 posti di lavoro a livello nazionale. La scure della multinazionale si abbatte con particolare durezza sull’Emilia-Romagna: lo stabilimento di Forlì rischia di vedere dimezzata la propria forza lavoro, con ben 400 esuberi annunciati su un totale di circa 860 dipendenti. Nel piano è prevista anche la chiusura definitiva del sito di Cerreto d’Esi, nelle Marche, che conta 170 lavoratori.
Intervenuto ai microfoni del programma “Fatti e Opinioni” su Videoregione, il segretario generale della FIM Cisl Romagna, Riccardo Zoli, ha fatto il punto su una crisi che rischia di congelare l’economia del territorio.
La reazione e il no dei sindacati
Una notizia definita una “tragedia” che ha raggelato il territorio, soprattutto perché giunta in controtendenza rispetto ai segnali recenti: il sito forlivese aveva infatti appena rinnovato i contratti a termine per circa un centinaio di lavoratori fino ad agosto.
La risposta dei lavoratori e delle sigle sindacali (Fim, Fiom, Uilm e Ugl) è stata immediata. Martedì mattina si è svolto un massiccio presidio davanti ai cancelli della fabbrica di Forlì, che ha visto la partecipazione di oltre 600 dipendenti, insieme alle istituzioni locali e regionali, tra cui il sindaco Gian Luca Zattini.
“Il piano va respinto in modo netto e chiaro», ha dichiarato Zoli negli studi di Videoregione. «I lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo in termini di uscite e licenziamenti negli anni passati. Non si possono gestire i costi aziendali o le strategie legate alle partnership internazionali (come quella con la multinazionale cinese Midea) procedendo con licenziamenti e delocalizzazioni”.
Il rischio di deindustrializzazione e l’impatto sulle famiglie
La preoccupazione non riguarda solo i dipendenti diretti, ma anche l’enorme indotto locale. Il dimezzamento della capacità produttiva di una fabbrica simbolo per Forlì rischia di trascinare con sé decine di aziende fornitrici, mettendo in ginocchio centinaia di famiglie romagnole, in alcuni casi con entrambi i coniugi impiegati nello stesso stabilimento. “Rischiamo di deindustrializzare un territorio che ha già vissuto troppe crisi, e questo non ce lo possiamo permettere”, ha ammonito il leader sindacale.
Convocato il tavolo al Ministero: “Pronti a tutto”
Uno spiraglio istituzionale si aprirà il prossimo 25 maggio, data in cui il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato ufficialmente le parti a Roma.
La linea della FIM Cisl e delle altre sigle sindacali è intransigente: l’obiettivo minimo è il ritiro immediato della procedura di esubero e l’apertura di un tavolo di vera politica industriale focalizzato su investimenti, innovazione e mantenimento dei livelli occupazionali.
Il consiglio direttivo della FIM Cisl Romagna si è già riunito approvando all’unanimità il sostegno totale alla vertenza,. Se l’azienda non farà un passo indietro, i sindacati si dicono pronti a ripercorrere le forme di protesta più dure: “Siamo pronti a fare anche ciò che è stato fatto nel 2014, compreso un presidio permanente. Faremo tutto il necessario affinché Electrolux ritiri il piano. Le istituzioni devono avere un ruolo attivo: la crisi non la devono pagare i lavoratori”, ha concluso Zoli ai microfoni di “Fatti e Opinioni”.









