Passa al contenuto principale

Via Renato Serra, 15 – 47521 Cesena (FC)
Tel. 0547644611 – Fax 0547611220
cisl.romagna@cisl.it – ust.romagna@pec.cisl.it

Il Polo Chimico di Ravenna tiene, ma il territorio chiede risposte su calzaturiero e tessile


FEMCA CISL Romagna, Emanuele Scerra: “Il Polo Chimico di Ravenna tiene, ma il territorio chiede risposte su calzaturiero e tessile”

Il Segretario Generale al Consiglio Direttivo: “Servono un piano straordinario per il Rubicone e per la filiera moda del Riminese, e un sostegno concreto ai progetti di innovazione sul nostro territorio”

Un territorio in cui convivono eccellenze industriali e fragilità profonde. È la fotografia scattata ieri mattina dal Consiglio Direttivo della FEMCA CISL Romagna, la federazione che riunisce i lavoratori dei settori tessile, moda, calzaturiero, chimico, energia e ceramica del territorio, riunitosi per fare il punto sui principali dossier aperti: dalla situazione del Polo Chimico di Ravenna alla sofferenza del distretto calzaturiero del Rubicone e del tessile riminese, fino al fronte della ceramica faentina. Ai lavori ha preso parte anche il Segretario Generale della CISL Romagna, Francesco Marinelli, che ha portato le conclusioni dell’incontro a nome della Confederazione.

Il Segretario Generale della FEMCA CISL Romagna, Emanuele Scerra, ha aperto il confronto analizzando la situazione della chimica europea e italiana. Un settore strategico che nel nostro Paese conta 116 mila addetti, genera 63,5 miliardi di euro di fatturato ed è presente nel 95% dei prodotti manifatturieri in tutti i campi, creando un effetto moltiplicatore fondamentale per l’economia. Questo patrimonio, tuttavia, oggi deve fare i conti con la forte concorrenza asiatica, in particolare della Cina, che sta portando avanti una politica industriale molto aggressiva. Da qui nasce la necessità che l’Europa superi l’approccio ideologico e diventi più pragmatica, offrendo un sostegno concreto anche al Polo Chimico ravennate, che attualmente vive tra luci e ombre.

Sul territorio si registrano già aziende costrette a fermare le linee produttive per mancanza di ordini. “A pesare, oltre al calo della domanda, sono i problemi di approvvigionamento delle materie prime e le criticità infrastrutturali che continuano a penalizzare la Romagna”, ha sottolineato Scerra, ricordando comunque che non mancano aziende del territorio che continuano a investire.

Diversi, invece, gli elementi positivi legati alle attività di Eni sul territorio ravennate. Nel 2025 l’estrazione di gas gestita da Eni Dics nell’area ha raggiunto un dato in leggero positivo. Prosegue inoltre il progetto Eni di cattura e stoccaggio della CO2 (CCUS) avviato proprio a Ravenna: conclusa la Fase 1, che in 12 mesi ha portato alla cattura di circa 25mila tonnellate di CO2 poi iniettate in un pozzo di ex metano del territorio. Si attende ora la Fase 2, inserita tra i progetti di interesse comunitario dell’Unione Europea per il suo valore strategico, anche a beneficio di realtà “hard to abate” dell’area industriale di Ravenna. Sul fronte ambientale, lo scorso 16 giugno è stato inaugurato l’investimento da 100 milioni di euro di Eni Rewind nell’area ravennate di Ca’ Ponticelle, che porta anche alla nuova piattaforma HEA (paritetica con Herambiente) per il trattamento dei rifiuti industriali speciali del territorio, mentre Eni Plenitude ha realizzato nella stessa area un impianto fotovoltaico da 6 MWp su 11 ettari, con oltre 10mila pannelli installati. “Sono investimenti importanti per Ravenna”, ha commentato Scerra, “che vanno accompagnati da certezza normativa, soprattutto sulla gestione della CO2, dove oggi manca ancora una regolamentazione chiara.”

Il fronte più caldo resta comunque il distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli, dove nell’ultimo anno sono andati persi circa 200 posti di lavoro, con un calo occupazionale del 2,8% e un crollo del 25% delle imprese attive rispetto al 2020. “Parliamo di un patrimonio costruito in oltre un secolo di storia sul nostro territorio, che rischia di essere eroso dall’inerzia della burocrazia”, avverte Scerra. “Da tempo chiediamo un piano straordinario e ammortizzatori sociali.” Una possibile leva di rilancio, secondo il sindacato, arriva dal percorso avviato per la candidatura dell’arte calzaturiera italiana a patrimonio Unesco.

Ampio spazio anche alla crisi del tessile e della moda nel Riminese, dove la vicenda del gruppo Aeffe – la maison fondata da Alberta Ferretti, con sede a San Giovanni in Marignano e proprietaria anche dei marchi Moschino e Pollini – resta il caso più emblematico ma non isolato di una difficoltà diffusa sul territorio. Dopo la procedura per 221 esuberi aperta lo scorso inverno, di cui circa 120 già tradottisi in licenziamenti, e l’attivazione di una cassa integrazione ordinaria per oltre 400 lavoratori tra Romagna e Lombardia, l’azienda è ora al centro di una partita per l’ingresso di un nuovo socio industriale, con una decisione attesa entro la metà di luglio. “Il caso Aeffe non è un fatto isolato per il nostro Riminese”, sottolinea Scerra. “Il tessile e la moda del nostro territorio vivono da tempo una fase di grande sofferenza. Continueremo a seguire da vicino l’evoluzione della vertenza, ma anche a chiedere strumenti strutturali per l’intera filiera locale, non soluzioni tampone caso per caso.”

Non arretra infine la mobilitazione sulla ceramica faentina, coinvolta dalla revisione al ribasso dei benchmark europei del sistema ETS 2026-2030, che secondo le stime potrebbe costare al settore tra 70 e 120 milioni di euro l’anno, con ricadute dirette sulle fabbriche di Faenza, Castel bolognese e Riolo Terme. “Chi ha investito nella sostenibilità non può essere punito come chi non l’ha fatto”, ribadisce Scerra. “Chiediamo con forza che l’Europa riveda questi parametri e che le nostre istituzioni locali portino questa battaglia fino a Bruxelles.”

A tirare le fila dell’incontro è stato il Segretario Generale della CISL Romagna, Francesco Marinelli: “Quello che emerge oggi dalla FEMCA è lo specchio fedele del nostro territorio, che non può permettersi letture semplificate. Il Polo Chimico di Ravenna, il calzaturiero del Rubicone, il tessile riminese e la ceramica faentina sono pezzi dello stesso mosaico industriale romagnolo, e se cediamo su uno di questi fronti rischiamo di indebolire l’intero sistema produttivo del territorio. Per questo come CISL Romagna condividiamo pienamente le richieste della FEMCA: servono risposte immediate per il Rubicone e per la filiera moda del Riminese, una revisione seria dei parametri ETS, e un sostegno concreto ai progetti di innovazione e transizione già avviati sul nostro Polo Chimico. Ma a queste richieste settoriali va affiancato un impegno più generale sulle infrastrutture della Romagna, senza le quali nessuno di questi comparti potrà davvero competere: penso al potenziamento della rete viaria e ferroviaria e al rilancio del sistema aeroportuale del territorio, oggi ancora inadeguati rispetto alle esigenze del nostro sistema produttivo. Colmare questo ritardo non è più rinviabile: serve una strategia coordinata che metta attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese e territorio. Il nostro compito, come sindacato confederale, è tenere insieme tutte queste istanze e portarle con forza a ogni livello, dalle istituzioni locali fino a Roma e Bruxelles.”



Condividi sui social!
Notizie correlate