
Piano Versalis, Garofalo (FEMCA CISL): chiediamo al Governo un protocollo per risorse, progetti e tempistica
Il piano di trasformazione di Versalis, la società chimica controllata da Eni, sta suscitando forti preoccupazioni in Italia, in particolare per quanto riguarda il futuro occupazionale dei lavoratori e l’intero indotto industriale. Questo piano, che prevede un investimento record di 2 miliardi di euro, rappresenta un punto di svolta per l’azienda, che ha accumulato perdite per 7 miliardi di euro negli ultimi 15 anni. Tuttavia, la questione centrale riguarda come questo cambiamento impatterà sul mercato del lavoro e sulle comunità che dipendono da questi impianti.
Nora Garofalo, Segretaria Generale della FEMCA CISL Nazionale, ha sollevato il tema delle garanzie occupazionali e della sostenibilità sociale all’interno di questo processo di rinnovamento. “Chiediamo al governo un protocollo che garantisca risorse, progetti e tempistiche chiare. È fondamentale che Eni assicuri la continuità lavorativa non solo per i dipendenti di Versalis, ma anche per quelli delle aziende interconnesse e dell’indotto”, ha dichiarato Garofalo, sottolineando l’importanza di un approccio che non trascuri la tutela dei lavoratori.
La crisi della chimica di base, che da tempo affligge Versalis, è legata a fattori come l’alto costo delle materie prime e dell’energia. Inoltre, la concorrenza globale, con fornitori americani, cinesi e mediorientali, ha reso difficile per Versalis mantenere la sua competitività. La domanda di prodotti come etilene e polietilene è ormai in gran parte soddisfatta da questi mercati, con conseguenti difficoltà per le imprese che operano in Italia. In risposta a questa crisi, Eni ha avviato un piano di trasformazione che si concentra su iniziative come bioraffinerie, riciclo chimico delle plastiche e gigafactory per batterie, ma le incertezze sulla continuità dei posti di lavoro rimangono un tema centrale.
“La chimica di base, e in particolare la produzione di etilene e polietilene, è un settore in forte difficoltà. I costi di produzione sono insostenibili rispetto alla concorrenza globale, soprattutto da parte di fornitori americani, cinesi e mediorientali. La domanda di questi prodotti è ormai coperta per il 70% da altri mercati”, ha spiegato Garofalo, evidenziando la necessità di un ripensamento profondo delle strategie produttive. Tuttavia, la sindacalista ha anche messo in luce le opportunità che il piano potrebbe portare, in particolare in termini di sostenibilità ambientale, come il risparmio di CO2 legato alla riconversione industriale.
Una transizione sostenibile per i lavoratori
Il vero punto cruciale del piano, secondo Garofalo, non è solo l’investimento economico, ma la capacità di garantire una transizione giusta e sostenibile per tutti i lavoratori coinvolti. “Non possiamo fermare il corso degli eventi, ma dobbiamo governare la transizione. Questo significa avere certezze sui tempi, sui singoli passaggi del piano e soprattutto sulla protezione dell’occupazione. Non possiamo permettere che i lavoratori diventino la vittima di un cambiamento che non li include”, ha dichiarato Garofalo.
Le preoccupazioni riguardano in particolare i siti produttivi che potrebbero subire una riconversione che impatterebbe fortemente sull’indotto locale. In questo scenario, l’impegno delle istituzioni e del governo è fondamentale. Garofalo ha richiesto un impegno concreto da parte del governo, affermando che “è necessario un protocollo che coinvolga tutte le parti interessate, dal Ministero per le Imprese e il Made in Italy alle autorità locali. Solo con un impegno comune, che snellisca gli iter autorizzativi e acceleri i tempi di realizzazione, sarà possibile affrontare questa trasformazione in modo efficace.”
Il ruolo delle istituzioni nella nuova chimica sostenibile
In questo contesto, le istituzioni sono chiamate a giocare un ruolo fondamentale nel supportare il piano di trasformazione. Il governo, insieme alle autorità locali, dovrà garantire che la transizione non solo avvenga in modo tempestivo, ma che venga accompagnata da politiche attive per la tutela dell’occupazione. L’industria chimica sta cambiando, e il futuro del settore dipende dalla capacità di affrontare con coraggio e determinazione le sfide legate alla sostenibilità, all’energia e all’innovazione tecnologica.
“Le transizioni, siano esse ecologiche, energetiche o occupazionali, devono essere affrontate con il coraggio di scelte difficili ma necessarie. Solo così possiamo costruire una transizione sociale che sia realmente sostenibile per tutti”, ha concluso Garofalo, facendo appello a una visione inclusiva che guardi non solo alla sostenibilità ambientale, ma anche alla protezione dei posti di lavoro e al benessere delle comunità coinvolte.
Con il piano di Versalis, l’Italia ha l’opportunità di diventare un punto di riferimento nella chimica sostenibile e nelle tecnologie legate alle energie rinnovabili. Tuttavia, affinché questo futuro diventi realtà, è cruciale che tutte le parti coinvolte – aziende, istituzioni, sindacati e cittadini – collaborino per garantire una transizione che sia equa, inclusiva e vantaggiosa per tutti.









